Foto pubblicate senza consenso sui siti per adulti: cosa dice la legge svizzera

Foto pubblicate senza consenso sui siti per adulti: cosa dice la legge svizzera
Il 15 settembre 2026 il parlamento californiano ha approvato AB 1705. Chi carica materiale sessualmente esplicito su un sito dovrà lasciare un indirizzo email verificato e firmare una dichiarazione sotto giuramento su tre punti: nessuna persona ritratta era minorenne al momento delle riprese, tutte hanno acconsentito a essere riprese, tutte hanno acconsentito alla pubblicazione. Il sito conserva quella dichiarazione per almeno sette anni.
Poi ci sono le cifre, ed è lì che la norma morde. Chi si ritrova online senza avere dato il consenso può chiedere fino a 75'000 dollari per violazione, più danni punitivi e spese legali; i procuratori pubblici possono chiederne 25'000. Ogni giorno in cui il contenuto resta visibile conta come violazione separata. La legge entra in vigore il 1° gennaio 2027, salvo veto del governatore entro il 30 settembre.
Perché una legge californiana riguarda anche noi
Formalmente la Svizzera non c'entra niente. Il punto è come si comportano le piattaforme: i siti grandi applicano la regola più severa a tutti gli utenti, perché tenere in piedi due sistemi separati costa più che adeguarsi ovunque. Chi pubblica immagini dalla Svizzera su un tube americano si troverà davanti lo stesso modulo di un utente di Los Angeles.
E c'è un secondo aspetto, quello che mi sembra davvero nuovo. AB 1705 sposta il controllo prima della pubblicazione, mentre finora il modello dominante era segnalare e rimuovere. Per chi lavora nel settore adulto la differenza è enorme: bisogna dimostrare il consenso, non lamentarne l'assenza dopo. Vale per un tube, vale per una piattaforma di clip e vale, con altre proporzioni, anche per chi gestisce annunci come le inserzioni escort in Svizzera.
In Svizzera il principio esiste già, e non serve una legge speciale
Il diritto alla propria immagine in Svizzera non nasce da una norma dedicata. È una delle facce del diritto della personalità, protetto dall'articolo 28 del Codice civile: ogni persona decide se può essere ritratta e in quale contesto. Pubblicare una fotografia che ritrae qualcuno in modo riconoscibile senza il suo consenso è, in linea di principio, una lesione di quel diritto.
Conta il contesto, non solo lo scatto. La stessa immagine può essere innocua in un album privato e lesiva su un sito pubblico, perché cambiano le persone che la vedono e il significato che le attribuiscono. Il confine non passa quindi tra un luogo pubblico o privato in cui si è deciso di scattare, ma tra gli usi ai quali la persona ritratta ha acconsentito. Acconsentire a una foto non vuol dire acconsentire alla sua diffusione su internet.
Sul piano della protezione dei dati il ragionamento è lo stesso. Un'immagine che permette di identificare qualcuno è un dato personale, e i dati personali si trattano solo se esiste una base legittima.
Quando pubblicare foto è reato
Il terreno penale si è mosso parecchio negli ultimi anni.
L'articolo 197a CP, condivisione indebita di contenuti sessuali non pubblici, è in vigore dal 1° luglio 2024 e punisce chi trasmette a terzi contenuti sessuali non pubblici, che siano immagini, video, scritti o oggetti, senza il consenso della persona riconoscibile. È la norma che copre il revenge porn, cioè la diffusione di foto intime per umiliare o danneggiare qualcuno, che prima in Svizzera andava rincorsa con articoli pensati per altro. La pena arriva fino a tre anni di detenzione, oppure una pena pecuniaria. Un dettaglio che cambia tutto nella pratica: si procede solo a querela di parte, quindi senza una denuncia della persona coinvolta non succede niente.
L'articolo 179quater CP riguarda invece chi osserva o riprende con un apparecchio fotografico un fatto della sfera segreta o privata altrui. Copre la fase a monte, lo scatto rubato, mentre il 197a copre la diffusione. Sul punto abbiamo un pezzo dedicato a quando registrare senza consenso diventa reato.
Nello stesso caso le due norme convivono spesso: qualcuno riprende di nascosto durante un incontro e poi carica il file da qualche parte. Sono due condotte distinte e si contano separatamente. Discorso a parte meritano le immagini costruite con l'intelligenza artificiale, che seguono una logica loro e di cui abbiamo parlato a proposito del deepfake pornografico davanti alla legge svizzera.
Quando non serve chiedere l'autorizzazione
Non ogni fotografia richiede di ottenere preventivamente l'autorizzazione.
Il primo caso sono gli eventi pubblici e le riprese d'ambiente: una folla a una manifestazione, un concerto, una piazza. Se la persona non è il soggetto dell'immagine ma parte della scena, di regola non c'è lesione.
Il secondo è l'interesse preponderante: cronaca, dibattito pubblico, personaggi noti nell'esercizio della loro funzione. È un'eccezione stretta, legata al ruolo pubblico e non alla vita privata della stessa persona.
Fuori da questi casi si torna alla regola, che è chiedere prima.
Chi ha i diritti sullo scatto e chi sulla persona
Qui nasce la confusione più frequente, perché i diritti in gioco sono due e viaggiano insieme.
Le fotografie sono protette dal diritto d'autore come opere, e la legge sul diritto d'autore attribuisce al fotografo il diritto di utilizzo; l'Istituto federale della proprietà intellettuale pubblica le informazioni di base su come funziona. Il diritto alla propria immagine protegge invece chi è ritratto. Il risultato è che chi ha scattato può vantare un diritto sull'immagine e non poterla comunque pubblicare, perché manca il consenso del soggetto. Vale anche al contrario: chi è ritratto non diventa proprietario del file.
Per chi pubblica annunci la conseguenza pratica è semplice. Le foto fatte da un fotografo si usano secondo quanto concordato con lui, e le foto che ritraggono altre persone non si pubblicano senza il loro via libera. Le regole che chiediamo a chi vuole pubblicare un annuncio nascono da qui, non da un eccesso di zelo.
Come far rimuovere foto pubblicate senza consenso
- Documentare prima di ogni altra cosa: screenshot con URL visibile, data, nome utente di chi ha caricato. Il contenuto può sparire e riapparire altrove.
- Chiedere la rimozione al sito. Quasi tutte le piattaforme serie hanno un canale dedicato ai contenuti non consensuali e tempi di risposta brevi. Indicare l'URL esatto e dichiarare di essere la persona ritratta.
- Sporgere querela, perché per l'articolo 197a serve. Vale il termine di tre mesi da quando si conosce l'autore, quindi non conviene aspettare la risposta del sito.
- Valutare un'azione civile. L'articolo 28 CC consente di chiedere la cessazione della lesione, l'accertamento e, se c'è un danno, il risarcimento. Si può agire anche in via urgente.
- Farsi aiutare. In Ticino i consultori per le vittime di reato assistono gratuitamente, e l'Incaricato federale della protezione dei dati pubblica indicazioni sullo scatto e sulla pubblicazione di fotografie.
Se alla rimozione si accompagna una richiesta di denaro, il quadro cambia ancora e conviene leggere come difendersi dalla sextortion.
Cosa cambia per chi lavora e per chi cerca
California e Svizzera arrivano alla stessa conclusione per strade diverse: il consenso deve essere documentabile, non presunto. Chi pubblica un profilo dovrebbe usare foto proprie o con un diritto di utilizzo chiaro, evitare immagini che ritraggono terzi e conservare traccia degli accordi con chi le ha scattate. Su un sito di annunci questa è anche la prima difesa contro i furti di identità, un tema che tocchiamo nella guida alla sicurezza dei siti di annunci.
Per chi cerca la regola è ancora più netta, e sfugge a parecchie persone. Fotografare o riprendere durante un incontro, senza un sì esplicito, è già un problema penale, prima ancora che il file finisca da qualche parte. Chi mette un'immagine online risponde di quello che quell'immagine fa alla persona che vi è riconoscibile.