Prostituzione online: cosa cambia dopo la proposta francese

Prostituzione online: cosa cambia dopo la proposta francese
Il 21 settembre 2026 XBIZ ha riportato che in Francia si discute di estendere il divieto di acquisto di prestazioni sessuali anche ai servizi resi a distanza: videochiamate erotiche, sexting a pagamento, video girati su richiesta del cliente. Sembra una notizia per addetti ai lavori, e invece tocca chiunque in Europa paghi o venda qualcosa di sessuale attraverso uno schermo.
Riguarda anche chi vive in Ticino, perché su questa materia la Svizzera ha scelto la strada opposta a quella francese.
Cosa si intende per prostituzione online
La prima difficoltà è terminologica. Nel linguaggio comune "prostituzione online" indica tre cose molto diverse fra loro:
- gli annunci pubblicati in rete per incontri che poi avvengono di persona, dove internet è solo il canale e la prestazione resta fisica;
- i servizi erotici erogati interamente a distanza (cam show, sexting, contenuti personalizzati, telefonate), senza alcun contatto fisico;
- le piattaforme di contenuti a pagamento, dove il rapporto è uno a molti e assomiglia più all'editoria che a un incontro.
Confonderle porta a conclusioni sbagliate. Un annuncio online che porta a un incontro reale è prostituzione a tutti gli effetti: cambia solo il modo in cui le due persone si sono trovate. Vale per qualsiasi bacheca, comprese le pagine di annunci escort in Svizzera. Una cam girl che non incontra mai nessuno, invece, in quasi tutti gli ordinamenti europei sta facendo un'altra cosa.
È su questo secondo gruppo che la Francia prova a intervenire.
Il modello nordico e perché Parigi allarga il perimetro
Dal 2016 la Francia applica il cosiddetto modello nordico: vendere una prestazione sessuale non è reato, comprarla sì. Il cliente rischia una multa, la persona che si prostituisce no. L'idea di fondo è che il problema da colpire sia la domanda.
Il limite pratico di quel modello è che è stato scritto pensando alla strada. Una legge costruita attorno a due corpi nello stesso luogo funziona male quando la transazione passa da un'app, il pagamento è digitale e la prestazione avviene in videochiamata. Di qui la spinta ad aggiornarla: se la logica è punire chi paga per il sesso, allora anche pagare per un servizio sessuale virtuale dovrebbe rientrare nel divieto.
L'obiezione arriva da sola. Se pagare una prestazione sessuale a distanza diventa illecito, cosa succede a un abbonamento su una piattaforma di contenuti per adulti? E a un video venduto a un solo acquirente invece che a diecimila? Il confine fra sesso virtuale a pagamento e pornografia commerciale non è una linea netta, è una zona grigia larga chilometri. Le associazioni delle lavoratrici e dei lavoratori del sesso lo ripetono da anni: norme scritte male spingono l'attività verso canali meno tracciabili e meno sicuri, senza ridurre niente.
Per ora resta una proposta. Il percorso parlamentare francese è tutt'altro che concluso.
In Svizzera la regola è opposta
La Svizzera non ha mai adottato il modello nordico. Qui l'attività di prostituzione è lecita, vale come attività lucrativa indipendente, e chi la esercita paga imposte e contributi come qualsiasi altro lavoratore autonomo. Acquistare una prestazione sessuale da una persona maggiorenne e consenziente non è reato.
Le regole però esistono, sono solo di tipo diverso. La Confederazione lascia ai cantoni la disciplina dell'esercizio, e i cantoni la usano parecchio: notifica alle autorità, requisiti sui locali, limiti su dove si può esercitare. Chi arriva dall'estero deve avere un titolo di soggiorno che consenta l'attività, ed è il punto su cui in pratica si concentrano i controlli.
Sul piano penale restano in piedi le norme che contano davvero. L'articolo 195 del Codice penale punisce lo sfruttamento della prostituzione, cioè chi spinge qualcuno a esercitare o lo tiene sotto controllo per trarne profitto. L'articolo 196 punisce chi paga per atti sessuali con un minorenne, senza eccezioni. La tratta di esseri umani è perseguita a parte, con pene pesanti.
La differenza fra Berna e Parigi sta quindi nel punto in cui si mette il confine: la Francia lo mette sulla transazione in sé, la Svizzera sulla libertà e sull'età di chi la compie.
Qual è la legge sulla prostituzione in Ticino
A livello cantonale i punti pratici sono pochi. Chi intende esercitare deve annunciarsi alla Polizia cantonale prima di iniziare. L'attività in appartamento richiede il rispetto delle condizioni previste. Dove il regolamento comunale lo stabilisce esistono zone e orari in cui l'esercizio è vietato.
La definizione cantonale è la parte interessante per il tema di questo articolo, perché parla di contatti sessuali dietro pagamento. Presuppone cioè due persone nello stesso posto.
Dove finiscono cam, sexting e contenuti su richiesta
Ne discende una conseguenza concreta: un servizio erotico erogato solo via schermo, senza alcun contatto fisico, non rientra nella definizione cantonale di esercizio della prostituzione. Chi fa camming dal Ticino non viola la legge sulla prostituzione, semplicemente perché quella legge non parla di lui.
Questo non vuol dire terra di nessuno. Chi produce contenuti per adulti a distanza resta soggetto a tutto il resto: le norme penali sulla pornografia, con il divieto assoluto di materiale che coinvolga minori; il consenso di ogni persona ripresa, con le conseguenze in materia di immagine e diffusione non autorizzata; gli obblighi fiscali e contributivi, perché l'attività genera reddito imponibile come qualsiasi altra; le condizioni d'uso delle piattaforme e le regole dei circuiti di pagamento.
Su quest'ultimo punto vale la pena insistere. Nel settore adulto la restrizione arriva spesso prima dal processore di pagamento che dal legislatore, e agisce molto più in fretta.
Chi si prostituisce commette reato?
In Svizzera no. Chi esercita la prostituzione da maggiorenne, per libera scelta e rispettando gli obblighi di annuncio e di soggiorno, non commette alcun reato. Commette reato chi sfrutta, chi costringe, chi organizza la tratta, e chi paga per atti sessuali con un minorenne.
In Francia la vendita non è punita, l'acquisto sì: il cliente rischia una sanzione pecuniaria. Il risultato è un mercato che sulla carta esiste e nella pratica viene spinto ai margini.
Quali paesi europei consentono la prostituzione
Il quadro europeo è tutt'altro che uniforme. Semplificando molto, si individuano tre gruppi.
Svizzera, Germania, Paesi Bassi e Austria regolamentano: l'attività è lecita, con obblighi di annuncio o licenza. Svezia, Norvegia, Francia e Irlanda applicano il modello nordico, quindi vendere è lecito e comprare è punito. Diversi paesi dell'Europa orientale vietano, e l'Italia sta in una posizione intermedia, dove l'esercizio individuale non è reato ma quasi tutto il contorno lo è.
Per chi si muove nella zona di confine fra Ticino, Como e Varese la differenza è tangibile: due sistemi giuridici distanti venti minuti di macchina.
Cosa cambia concretamente
Nel breve periodo, per chi lavora o cerca annunci in Svizzera, non cambia niente. Una proposta di legge francese non produce effetti oltre confine e il diritto svizzero non si muove in quella direzione.
Nel medio periodo il discorso cambia. Le norme europee sul settore adulto tendono a propagarsi: la verifica dell'età nata nel Regno Unito e in alcuni stati americani è finita in fretta nei piani di conformità delle grandi piattaforme, traffico svizzero compreso. Se l'idea di trattare il servizio erotico a distanza come prostituzione mettesse radici, l'effetto pratico si vedrebbe prima sulle piattaforme e sui pagamenti che nei codici penali.
Per chi lavora nel settore in Ticino la lettura utile resta una. Essere in regola protegge più di quanto protegga restare invisibili: annuncio all'autorità, posizione fiscale pulita, permesso di soggiorno corretto, canali di pubblicazione seri. Sono anche le stesse cose che rendono più difficile, per chi sfrutta, inserirsi nel mezzo.
Il resto va seguito come notizia, senza rincorrerlo come allarme.