Sfruttamento della prostituzione in Svizzera: dove finisce l'affitto e comincia il reato

Sfruttamento della prostituzione in Svizzera: dove finisce l'affitto e comincia il reato
Il 28 agosto 2026 un giudice della King County Superior Court, nello Stato di Washington, ha ordinato al proprietario di alcuni chioschi del caffè di versare oltre 1,8 milioni di dollari a settanta ex dipendenti. Erano le "bikini baristas" dei locali Beehive Espresso di Seattle, Bothell, Lynnwood ed Edmonds, ragazze che servivano caffè in bikini o lingerie. Secondo la causa venivano pagate sotto il salario minimo ed erano obbligate a restituire una parte degli incassi per restare dentro gli obiettivi di vendita fissati dal titolare.
Non è un caso di prostituzione, e non è successo qui. Ma il meccanismo, quando lo si applica al lavoro sessuale, in Svizzera ha un nome preciso nel codice penale. Conviene sapere dove passa la linea, perché chi affitta stanze spesso non la conosce, e nemmeno chi le prende in affitto.
La prostituzione è legale, il guadagno altrui no
In Svizzera prostituirsi è un'attività lecita dal 1942. Chi esercita la prostituzione paga le imposte come chiunque altro, si iscrive all'AVS, può aprire una partita IVA e pubblicare i propri annunci escort in Svizzera alla luce del sole. Vendere prestazioni sessuali tra adulti consenzienti non è reato e non lo è mai stato in epoca moderna. Il fisco, anzi, lo mette in conto: dichiarazione e contributi sono spiegati nella guida su tasse e lavoro sessuale.
Il penale entra quando compare una terza persona. L'articolo 195 del codice penale svizzero si intitola "Promovimento della prostituzione" ed è la norma che punisce lo sfruttamento della prostituzione. Prevede una pena detentiva sino a dieci anni o una pena pecuniaria per chiunque:
- sospinge alla prostituzione un minorenne oppure, per trarne un vantaggio patrimoniale, ne promuove la prostituzione;
- sospinge altri alla prostituzione profittando di un rapporto di dipendenza o per trarne un vantaggio patrimoniale;
- lede la libertà d'azione di una persona dedita alla prostituzione sorvegliandola in questa sua attività o imponendole il luogo, il tempo, l'estensione o altre circostanze inerenti all'esercizio della prostituzione;
- mantiene una persona nella prostituzione.
Dieci anni collocano questa norma accanto ai reati che il codice tratta con più severità, e la scelta è deliberata: il lavoro sessuale resta libero, e chi prova a impossessarsene paga caro.
Vantaggio patrimoniale: quando l'affitto diventa un reato
Qui nasce la maggior parte degli equivoci, e qui si decidono quasi tutti i casi concreti in Ticino e nel resto del paese.
Affittare una camera o un appartamento a una persona che vi esercita la prostituzione non è punibile. Un proprietario può mettere a reddito un immobile sapendo benissimo che attività vi si svolge. Il gerente di un locale erotico può far pagare una consumazione, una stanza, un turno.
Il reato compare quando il prezzo smette di essere un prezzo e diventa una quota sui guadagni. Un affitto giornaliero da 300 o 400 franchi per una stanza che sul mercato ne vale cinquanta non è un affitto, è un modo di prendersi una parte della prestazione sessuale altrui. Vale lo stesso per la percentuale fissa sull'incasso, per la "tassa" su ogni cliente, per il debito che non finisce mai di essere ripagato. Nei casi più duri si aggiunge l'articolo 157 sull'usura, che punisce chi approfitta dello stato di bisogno o della dipendenza di una persona per farsi promettere una prestazione sproporzionata.
La verifica è banale: il denaro che esce dalle mani della lavoratrice paga un servizio reale, a un prezzo che pagherebbe anche un terzo estraneo, oppure è una fetta dell'attività sessuale? Nel secondo caso siamo dentro l'articolo 195, qualunque cosa ci sia scritto sulla ricevuta.
Sorvegliare e imporre le condizioni: la lettera meno conosciuta
La terza condotta dell'articolo 195 sorprende quasi tutti, perché di soldi non parla affatto. Parla di controllo.
Commette reato chi impone il luogo, il tempo, l'estensione o le altre circostanze dell'attività. Tradotto: decidere quali clienti accettare, obbligare a turni minimi, vietare di rifiutare una prestazione, sorvegliare gli spostamenti, tenere i documenti in custodia, fissare le tariffe, punire chi non raggiunge un obiettivo. Il parallelo con la storia di Seattle è quasi letterale, perché anche là gli obiettivi di vendita erano la giustificazione delle trattenute. Con il lavoro sessuale, però, la stessa logica sposta il caso dal diritto del lavoro al codice penale.
Nessuno deve aver usato violenza o minacce perché la norma si applichi. Basta che la persona non sia più libera di decidere come, quando e con chi lavorare. Il consenso iniziale non protegge il gestore: si può entrare in un salone o in un postribolo di propria volontà e trovarsi comunque dentro una situazione che la legge qualifica come sfruttamento.
Non è (ancora) tratta di esseri umani
Sfruttamento della prostituzione e tratta di esseri umani sono due reati distinti, anche se i giornali li mescolano di continuo.
La tratta, articolo 182 del codice penale, presuppone il reclutamento, il trasferimento o la consegna di una persona a scopo di sfruttamento sessuale, lavorativo o di prelievo di organi. È la fattispecie più grave, e in Svizzera riguarda ogni anno centinaia di vittime di tratta seguite dai servizi specializzati: i numeri ufficiali, Ticino compreso, sono nell'articolo sulla tratta di esseri umani in Svizzera.
L'articolo 195 copre la zona immediatamente sotto. Nessuno è stato trasportato o venduto, ma qualcuno si è piazzato tra la lavoratrice e il suo guadagno. Nella pratica è la situazione molto più frequente, ed è quella che la polizia cantonale trova durante i controlli nei locali a luci rosse e negli appartamenti.
Ticino: controlli sui locali, non sulle persone
Ogni cantone regola l'esercizio della prostituzione con una legge propria, e il Ticino ha la sua da oltre vent'anni. L'impostazione è ovunque la stessa: registrare chi lavora e chi gestisce gli spazi, sapere dove l'attività si svolge, poter entrare a controllare. Le regole per gli appartamenti e le autorizzazioni richieste sono raccolte nella guida sulla prostituzione in appartamento in Ticino.
Ne risulta che il rischio amministrativo e quello penale corrono su binari separati. Chi esercita senza aver fatto l'annuncio richiesto, o in una zona dove è vietato, rischia una multa, ed è l'articolo 199 del codice penale, esercizio illecito della prostituzione, a punire chi infrange le prescrizioni cantonali su luogo, tempo e modalità. Chi gestisce un appartamento prendendosi metà degli incassi rischia invece l'articolo 195, cioè un'altra categoria di guai.
Per una escort indipendente che lavora in un appartamento proprio o affittato a prezzo normale, con le proprie tariffe e i propri orari, non si applica né l'una né l'altra norma. È esattamente il modello che la legge svizzera vuole favorire, e conviene ricordarlo quando qualcuno racconta il contrario.
Segnali concreti, e a chi rivolgersi
Certe situazioni tornano con una regolarità che dovrebbe far suonare un campanello. L'affitto che sale ogni volta che sale l'incasso. La percentuale trattenuta "per la pubblicità" o "per la sicurezza". I documenti custoditi da qualcun altro per comodità. Il divieto di rifiutare un cliente, il turno minimo obbligatorio, il debito di viaggio da smaltire prima di poter tenere qualcosa per sé. Il permesso di soggiorno usato come leva.
Chi si riconosce in questo elenco non sta semplicemente subendo condizioni di lavoro pesanti: sta subendo un reato perseguibile d'ufficio, e l'inchiesta può partire anche senza che sia lei a denunciare. Esistono consultori e servizi specializzati che danno consulenza gratuita e anonima, anche a chi non ha un permesso in regola, e il servizio nazionale ACT212 raccoglie segnalazioni di sfruttamento e tratta senza passare subito dalla polizia.
Alle ex dipendenti di Beehive Espresso sono serviti anni di causa civile per arrivare a un milione e ottocentomila dollari. In Svizzera, per lo stesso schema applicato al lavoro sessuale, la strada è diversa: la cornice di pena esiste già, scritta nel codice penale, e serve qualcuno che la metta in moto.